A piedi nel 1800: la guida del viaggiatore

Questo articolo è stato scritto da Paolo Fissore ed è stato pubblicato per la prima volta sulla rivista Camminare di novembre/dicembre

Si viaggia in vettura, a cavallo, in barca e a piedi”. Siamo nel 1831: non c’erano navigatori, smartphone, non era ancora nato l’autore della prima Lonely Planet, le carte stradali erano merce assai rara. E si viaggiava molto meno, cosicché un viaggiatore non poteva fare affidamento solo al passaparola. Così l’architetto piemontese Marco Nicolosino pubblicò “Dei varii modi di viaggiare”, una guida per i viaggiatori desiderosi di visitare il suo Piemonte. Cavallo, carrozza e naturalmente il mezzo più affidabile: i piedi!

Non aveva ancora avuto inizio la storia delle ferrovie che in Italia ebbe principio con l’apertura di un breve tratto di linea ai piedi del Vesuvio (la Napoli-Portici fu inaugurata il 3 ottobre 1839); erano in uso ma rarissime le antesignane delle moderne biciclette (velocipedi, bicicli) ma solo nel ’900 si avranno progressi tecnologici che porteranno alle competizioni sportive e all’utilizzo per trasporto. Lo stesso discorso vale per le automobili che solamente nel XX° secolo assumeranno il ruolo di veri e propri mezzi per spostarsi e viaggiare.

Viaggiare a piedi dunque, camminare, era a quel tempo indicato tra le modalità con cui viaggiare.

“Si viaggia a piedi, – scrive Nicolosino – o per comando come le truppe d’infanteria o per commissione come i pedoni che si spediscono quali messi, e camminano mercenariamente o per economia o per genio. Questo modo di viaggiare che i Francesi dicono, scherzando piacevolmente, voyager artistement, avvegnacché il più faticoso ed incomodo in apparenza, non lascia però di avere i suoi vantaggi, e può meritare talora di venire preferito agli altri modi accennati qui sopra, anche senza esserne costretti di praticarlo”.

A piedi “si vede per intiero ciò che viaggiando in vettura vedesi soltanto per metà

Nicolosino fornisce “Avvisi e regole particolari per ogni condizione di viaggiatori”. Ricorda prosaicamente a chi viaggia “che il denaro resta sempre il miglior compagno ma non va prodigato inutilmente” ed occorre “servirsene a tempo e luogo senza avarizia”; elenca alcuni utili arnesi, medicine e cibarie da portarsi appresso. Il sacco o fardello doveva contenere:

Tavolette di brodo osmazon (l’osmazoma era il metodo usato per ottenere le tavolette stesse), diablotini (ossia confettini) alla noce moscata, una piccola spezieria (farmacia) portatile combinata secondo il suggerimento del medico, una boccetta di sale d’aceto da odorarsi in caso di effluvj o di svenimenti, una di aceto dei quattro ladri (ossia un infuso di erbe medicinali in aceto, venduto come antisettico), un ampollino di acqua-vita, di spirito d’anisi, d’alkermes, etc., dello zuccaro, degli aranci, un coltello, un ago, del reffe, forbici, moccoli di cera,acciajno con pietra focaja ed esca, oppure un battifuoco chimico,carte geografiche, libri, portafoglio, un cannocchiale ed un ombrella.

Villa della Regina, a Torino, in un’illustrazione originale dell’autore della guida

Non è tanto l’elenco ad assomigliare a quello dei camminatori contemporanei quanto piuttosto il metodo con cui Nicolosino istruisce chi si appresta ad effettuare un lungo trasferimento, qualunque sia il suo scopo di viaggio. Metodo ricorrente in numerose pubblicazioni attuali dedicate al viaggiare lento o al trekking.

Pur in un’epoca in cui il camminare era ben più diffuso dei giorni nostri, Nicolosino deve convincere i suoi aristocratici lettori a non considerare “come un disonore il servirsi delle proprie gambe per fare viaggio”

Ancor più interessanti paiono le considerazioni destinate espressamente a chi viaggia a piedi. Nicolosino ammonisce contro i pregiudizi di non considerare “come un disonore il servirsi delle proprie gambe per fare viaggio” e ne spiega le ragioni:

Si parte e si arriva all’ora che più ci aggrada, nessun imbroglio con vetturini, stallari, cavalli e legni; si vede per intiero ciò che viaggiando in vettura vedesi soltanto per metà. Qualunque volta la curiosità ne lo inviti egli può arrestarsi; e cento altre soddisfazioni risarciscono tutte con usura qualsiasi inconveniente che possa avvenire dalla stanchezza, che d’altronde non incomoda che nei primi giorni di un viaggio i meno abituati”.

Nicolosino, per rafforzare le sue opinioni esorta i lettori a fare come in “Allemagna ed in Francia” dove “pressoché tutti i giovani della classe mercantile ed operaia senza effetuare i figliuoli dei più opulenti manifatturieri fanno il giro più o meno compiuto dei loro paesi in si fatto modo e ne trovano grandissimo utile e diletto”.

L’autore della guida è molto preciso nell’elencare ciò che il camminatore deve portarsi appresso nel suo viaggio. L’elenco diverso da quello di oggi, ma il metodo resta lo stesso in numerose pubblicazioni dedicate al trekking

Marco Nicolosino: l’ospedale civile di Savigliano (CN)

Non vi è dubbio che Marco Nicolosino, oggi potrebbe ben figurare nella redazione di “Camminare” offrendoci una sistematica ed attenta informazione riguardo a tutte le opportunità, benefici e luoghi che la pratica del cammino ripropone all’uomo contemporaneo. Restano valide molte delle sue considerazioni che riproponiamo quale omaggio alla sua versatilità di ingegno.

 

Marco Nicolosino

(Savigliano 1787 – Torino 1856) Nato in una umile famiglia, talentuoso nelle arti e nell’apprendimento delle lingue, grazie alla generosità del “maire” di Savigliano Santorre di Santa Rosa e di altri suoi concittadini ebbe l’opportunità di recarsi a Parigi nel 1812 per studiare l’architettura. Qui apprese anche l’arte della litografia che esercitò in seguito in Patria con “non troppo felice successo” come ci ricorda un profilo biografico tratteggiato dallo storico Casimiro Turletti nella monumentale Storia di Savigliano (1883).

Dopo il 1818 si trasferì a Torino dove prese moglie nel 1823 dedicandosi alla professione di architetto disegnatore. Nicolosino ha lasciato numerose opere letterarie, novelle “raccomandate al bel sesso”, un trattato di economia domestica illustrato con proprie litografie, molte vedute di Torino, di Santuari, ecc. e la Guida del viaggiatore in Piemonte che abbiamo ripreso in mano con curiosità e commentato in questa occasione.

Paolo Fissore, l’autore di questo articolo, è un architetto saviglianese (CN) con la passione per il cammino in ogni sua forma. È stato formatore di Nordic Walking e pratica la marcia sportiva a livello agonistico.