Guida al Cammino di Santiago de Compostela

La Guida al Cammino di Santiago de Compostela di Terre di Mezzo è una guida molto completa, forse la più usata in Italia per la sua completezza. Diciamo che è quasi un’istituzione. In formato tascabile: potete infilarla comodamente nelle tasche laterali dello zaino o nelle tascone laterali che hanno molti pantaloni per camminare.

Guida al Cammino di Santiago de Compostela. Di Alfonso Curatolo e Miriam Giovananza. Terre di Mezzo 2015 | 192 pagine, 15,30€

Semplice e chiara. Non si perde in troppe sbrodolature inutili ma inizia subito con la mappa del percorso sul quale sono segnate tutte le tappe dell’itinerario. E lo schema altimetrico. A questo punto siamo a pagina 5 e abbiamo già ricevuto le informazioni necessarie per decidere se il Cammino fa per noi o è meglio rinunciare subito.

Se ci stanno venendo dei dubbi, scompariranno subito mentre sfogliamo le pagine successive,

poche pagine fotografiche in cui le didascalie molto sintetiche ci danno un’idea mooolto generale di cosa vedremo durante il nostro viaggio a piedi: la città di Leon, Ponferrada, le mesetas, e una foto classica della basilica di Santiago nella piazza, l’arrivo del Cammino.

E poi si inizia! Da dove? Dalle nostre possibilità. Il cammino intero necessita di 15 giorni, ma possiamo percorrerne anche solo una parte. Gli autori consigliano alcune possibilità, alcuni itinerari per spezzarlo in parti.

Cosa troveremo sulla guida

Ogni tappa inizia con una cartina di facile lettura 1:90.000. Non vi servirà per conoscere le svolte lungo le strade e i sentieri che percorrerete, ma i paesi che incontrerete, la morfologia (pendenze, pianure…) e poi alberghi, chiese, stazioni ferroviarie, fontane, luoghi di particolare interesse.

Ogni tappa poi riporta lo schema altimetrico che ci dice quale sarà l’andamento della strada che percorreremo durante il giorno: partenza a 300 metri sul livello del mare, dopo 20 km raggiungeremo i 1300 metri e all’arrivo, dopo altri 6 km, saremo a 950 metri. Molto utile per sapere come prepararsi alla giornata e come dosare le forze. Per ogni tratto vengono indicati lunghezza, dislivello in salita e in discesa, tempo medio di percorrenza, difficoltà.

E poi qualcosa di molto utile: per ognuno dei paesi attraversati la guida vi dice tutto sugli albergue che incontrerete: nome, indirizzo, numero di telefono, sito web, costo della stanza, numero di posti disponibili e servizi (ad esempio cucina, doccia ecc… e relativi costi aggiuntivi).

Fidarsi è bene, ma sempre meglio controllare! Lungo tutto il cammino vige la regola che è sempre meglio chiedere informazioni sugli albergue ai pellegrini che vanno in direzione opposta alla vostra.

Lovisa Håkansson

In ogni tappa c’è anche una descrizione dei punti principali del cammino, le vere e proprie istruzioni su come procedere: le svolte da prendere, i punti di riferimento, qualche indicazione su cosa incontreremo. Un breve esempio:

Appena prima dell’incrocio con il vecchio traciato di Agés il Cammino prosegue su una piccola strada asfaltata con pochissimo traffico e sempre in mezzo  grandi campi. Si passa quindi per Atapuerca, il più antico sito preistorico della penisola iberica (forse il più antico d’Europa: sembra che le prime tracce umane siano databili a ben 800.000 anni fa)

Dopo la road map troveremo una descrizione sintetica di ciò che potremo visitare nella città che incontreremo al termine della tappa che stiamo percorrendo. Certo non si tratta di una guida completa sotto ogni punto di vista, ma di indicazioni utili per chi volesse approfondire. In alcuni casi ci sono solo due righe, delle maggiori attrazioni invece troviamo alcuni cenni di storia o una descrizione. Solo le informazioni essenziali. Sappiamo che in quel luogo c’è quello, poco di più. Sappiamo cosa potremo fare una volta arrivati. Il resto sta a noi e alla nostra curiosità.

Alla città di Santiago, la meta dei nostri sforzi, è dedicato un capitolo più ampio che ne illustra i molti monumenti, in particolare la cattedrale, e un po’ di storia.

Insomma, la guida si adatta bene allo spirito del cammino: è essenziale ma solida. Ci dà tutte le informazioni di cui avremo davvero bisogno, senza perdersi nel superfluo. Ma non dimentica che il Cammino deve essere un piacere, quindi ci sono anche le info su cosa vedere. Quindi, diciamo, l’essenziale, e anche il superfluo di cui non vogliamo fare a meno. Ma certo non approfondisce la parte dedicata a cosa potremo visitare.

Il cammino Francese

La guida descrive il Cammino Francese partendo da Roncisvalle,  la strada più famosa e importante tra quelle che conducono a Santiago de Compostela. Al Cammino Francese si accede attraverso i passi di Roncisvalle e di Somport; il primo tratto si divide quindi in due diverse strade, che vengono chiamate rispettivamente Cammino navarro (Roncisvalle) e Cammino aragonese (Somport). Le due vie si riuniscono poi a Puente la Reina.

La difficoltà tiene conto principalmente di lunghezza e dislivello dell’itinerario giornaliero, poichè non esistono altre difficoltà evidenti. L’autore specifica però che la difficoltà è molto soggettiva: dipende dalle condizioni meteo, dalla stagione, ma anche dalle condizioni fisiche e psicologiche di chi cammina.

Lovisa Håkansson

La guida descrive le 30 tappe “canoniche” in cui solitamente viene diviso il cammino. Ricordiamoci però che non siamo obbligati a seguire questa indicazione: da Saint-Jean-Pied-de-Port a Finisterre ci sono circa 400 albergue molto economici che non necessitano di prenotazione, quindi possiamo costruire le nostre tappe di giorno in giorno in base alla nostra forma fisica e ai nostri desideri.

Se decidiamo di percorrere l’intero Cammino dobbiamo ricordare che percorrendo i circa 800 chilometri vedremo cambiare notevolmente il clima e il paesaggio, passando dai boschi di Navarra e Galizia ad aree desertico-continentali come l’altipiano della Castiglia-Leon.

Prima di iniziare

La parte iniziale del libro comprende le utilissime informazioni essenziali che ci permettono di iniziare a camminare con la consapevolezza necessaria e con un’idea generale di cosa ci aspetta.

Le frecce gialle

Giovanni Riccardi

Durante tutto il Cammino le frecce gialle saranno il nostro compagno più fedele: ci accompagneranno fino alla fine e saranno per noi un punto di riferimento. Ma non è sempre stato così. Se il Cammino di Santiago oggi è una delle vie di cammino più frequentate al mondo lo si deve anche a chi, negli anni ‘80, iniziò una lenta e tenace opera di segnalazione della strada, semplicemente apponendo queste frecce.

Se per un tratto non vedremo i segni gialli non dobbiamo necessariamente preoccuparci: le frecce potrebbero essere scomparse a causa delle intemperie o dell’abbattimento di un albero. In questi casi la soluzione più sicura è chiedere informazioni a qualcuno.

Dove dormire: gli albergue

Una delle caratteristiche del Cammino di Santiago è la possibilità di dormire e mangiare spendendo un prezzo equo. Le strutture ricettive che incontrerete lungo la strada, chiamati albergue, offrono vitto e alloggio a un prezzo più che ragionevole. I servizi non saranno da Grand Hotel, ma questo è perfettamente in linea con le ragioni che ci hanno spinto a partire: adattarci, abbandonare le comodità che ci fanno perdere il contatto con la semplicità, che ci impediscono di apprezzare le piccole cose. Dormire in questi ostelli è un’esperienza di condivisione nello spirito del pellegrinaggio: dormire in letti a castello dentro camerate comuni, e spesso prepareremo il nostro cibo nelle cucine insieme ad altre persone.

Lungo il Cammino Francese gli albergue sono più di 400. Circa un centinaio è di proprietà pubblica, gestiti da associazioni, parrocchie, ordini religiosi. Non hanno tutte le comodità, però si dorme, si mangia, e si chiacchiera. Alcuni sono gli hospitaleros storici del Cammino. Ad esempio la Collegiata di Roncisvalle o monastero di San Juan de Ortega.

Gran parte degli albergue privati accetta prenotazioni, ma solitamente non è necessario prenotare: non possiamo sapere se ci sarà bisogno di accorciare una tappa, o se avremo le forze per proseguire più a lungo di quanto avevamo pianificato.

La storia (un po’!)

La cattedrale di Santiago, punto di arrivo del Cammino, sorge sulla tomba dell’apostolo Giacomo. Dopo la morte di Gesù i suoi apostoli si dispersero in ogni luogo per diffonderne la parola. Giacomo il Maggiore raggiunse la penisola iberica e raggiunse la Galizia celtica. Dopo il tempo della predicazione, ritornò in Palestina, dove morì decapitato. Il suo corpo venne riportato in Galizia da due suoi discepoli, che lo seppellirono in un bosco.

aherrero

Attraverso i secoli si perse la memoria di questo luogo. Ciò avvenne anche perchè la penisola venne occupata dagli arabi musulmani. La tomba venne nuovamente riscoperta nel IX secolo dall’eremita Pelayo, che di notte veniva attirato da strane luci che si libravano su un tumulo in un campo. Compostela potrebbe derivare proprio dal latino campus stellae. Era l’813: ecco che il sepolcro di Giacomo venne riportato alla luce, e sopra vi fu costruita una piccola chiesa, attorno alla quale si forma ben presto un piccolo borgo.

Santiago de Compostela divenne così simbolo della fede cristiana, uno dei tre poli di pellegrinaggio insieme a Roma e Gerusalemme, e diede ai regni spagnoli la forza di unirsi per opporsi agli invasori.

Lo sapevate? Secondo Dante Alighieri gli unici pellegrini sono coloro che si dirigono verso Santiago de Compostela. A Roma ci vanno i romei, a Gerusalemme i palmieri. Fra i pellegrini più illustri ci fu probabilmente San Francesco d’Assisi, circa 400 anni dopo la riscoperta della tomba dell’apostolo.

Conchiglia e bastone

Sono i simboli del Cammino di Santiago. Forse perchè anticamente, dopo Santiago, i pellegrini proseguivano fino a Finisterre, luogo di grande fascino, che si credeva essere il confine del mondo a occidente. Forse proprio lì i pellegrini raccoglievano le conchiglie che riportavano a casa come prova dell’avvenuto pellegrinaggio.

L’altro simbolo è il bastone, ma questo non ha a che fare con il Cammino o con la fede: ogni buon camminatore ne conosce il motivo 😉

Lovisa Håkansson

La lingua del Cammino

Se non parlate spagnolo o inglese, poco male: nessuno si sente mai solo sul Cammino di Santiago. Lungo la strada incontrerete persone di ogni nazionalità, e con ognuno riuscirete a comunicare ciò che è indispensabile. Ma non cercate di conversare se capite che la persona che avete incontrato preferisce stare in silenzio: capiterà anche a voi una giornata simile.

Il galateo del Cammino

In definitiva il galateo del Cammino si riassume in una sola frase: rispettate gli altri allo stesso modo in cui vorreste essere rispettati. La guida riporta anche un’altra frase molto significtaiva:

Il Cammino è una efficace scuola di pazienza e sensibilità che può insegnare molto anche per la vita quotidiana. Se lo si intraprende con lo spirito di ricerca, può aprire il cuore di ciascuno verso nuovi orizzonti.

Direi anche una scuola di tolleranza. Impareremo ad apprezzare piccoli gesti che quotidianamente tendiamo a ignorare. Ad esempio dare una ripulita alle piastrelle della doccia dopo aver finito, lavare le stoviglie della cucina comune dopo aver mangiato, sbattere le scarpe piene di terra prima di entrare nell’ostello, non accendere la luce della camerata dopo una certa ora.