John Muir – Mille miglia a piedi fino al Golfo del Messico

Mille miglia in cammino fino al Golfo del Messico è la pubblicazione dei taccuini sui quali John Muir, ragazzo di 29 anni, appuntò le proprie impressioni durante un lungo viaggio a piedi nel 1867. Le sue parole e la sua visione del mondo sono carichi di un grande fascino che faranno innamorare incodizionatamente tutti gli amanti della natura.

John Muir, Mille miglia in cammino fino al golfo del Messico
Roma, Edizioni dei Cammini 2015
182 pagine | 16,50 €

Il taccuino venne pubblicato soltanto dopo la morte di Muir, quasi 50 dopo essere stato scritto.

Questa premessa per dire che presumibilmente Muir non lo scrisse con l’intenzione di vederlo pubblicato, di farlo leggere da un pubblico. Si tratta quindi di un quaderno di appunti, di un diario personale nel quale Muir appuntava le sue impressioni, gli avvenimenti che riteneva significativi e le sue riflessioni personali.

Un diario di viaggio non è un’impresa facile, non lo sono i diari di qualsiasi tipo. A ognuno di noi capita di vivere esperienze magnifiche, ma non tutti abbiamo la capacità di saperlo raccontare, di saper condividere la nostra esperienza rendendola interessante. Un diario è un tipo di racconto molto intimo e personale. Se tutti i diari e i quaderni di appunti scritti da chiunque valessero la pena di essere letti, saremmo probabilmente sommersi da una quantità inimmaginabile di libri – e anche senza la quantità è davvero tanta. Per essere interessante un diario di viaggio deve raccontarci qualcosa in grado di arricchirci; purtroppo nella maggior parte dei casi non è così.

Ciò che contraddistingue Mille miglia in cammino fino al Golfo del Messico da molti altri diari di viaggio è innanzitutto la sensibilità davvero singolare del suo autore. Il solo fatto di vedere il mondo attraverso gli occhi di Muir, di conoscere il suo punto di vista, per il lettore è una grande fortuna.

Ma veniamo al libro, cioè al suo diario. Innanzi tutto c’è tanta botanica. John Muir era uno studioso di botanica, ma soprattutto un amante della materia. Intraprese il viaggio fino al Golfo del Messico con l’intento di approfondire lo studio di fiori e piante. Immaginiamo quindi un ragazzo di 29 anni, studente (molto irregolare) e studioso di botanica, in un’America appena uscita dalla Guerra di Secessioneuna tragica guerra civile.

Pioneer Basin, John Muir Wilderness, California

By Jeff P on Flickr

Partito il 1° settembre 1867 da Indianapolis, in Indiana, l’obiettivo di Muir era raggiungere il Golfo del Messico a piedi. Il diario che ci regala è strutturato inizialmente come un racconto giornaliero in cui riporta i fatti più importanti e le osservazioni che ritiene degne di nota. Una parte di ciò che oggi leggiamo è costituita da annotazioni botaniche e considerazioni su varie specie vegetali che incontra durante il viaggio.

Ma ciò che rende eccezionale il diario, e che lo rende attuale anche a 150 anni di distanza, è il modo in cui attraverso le pagine viene espresso il suo punto di vista e il suo pensiero sulla natura. In questo Muir rappresenta certamente un ideale di camminospiritualistico che oggi di attualità. E’ forse un modello ideale quasi irraggiungibile, ma una modello a cui ispirarsi e aspirare.

Sulla mappa che segue sono indicate le tappe di John Muir come riportate nel suo diario. Non è una mappa accurata, poichè le indicazioni date da Muir sono spesso generiche e imprecise, quindi mi scuso in anticipo. Se qualcuno avesse suggerimenti o indicazioni sarei bel felice di accoglierli!

La natura, l’uomo, il mondo

John Muir è un innamorato della vita, ma soprattutto un innamorato della natura. Vede la bellezza e l’armonia della natura in ogni cosa: dalle formiche alle aquile, dal muschio alle grandi palme. Muir celebra la natura e Mille miglia in cammino fino al Golfo del Messico è il suo cantico. Chi legge il libro ne ricava un messaggio carico di positività: l’autore ama la vita in ogn sua manifestazione, in ogni suo giorno.

La sua è una natura spiritualistica, panteistica, che viene dipinta a tinte quasi religiose. Non è “buona”: la sua bellezza, la sua perfezione, il suo equilibrio stanno anche nella sua forza distruttiva, e gli fanno amare anche la terribile bufera che colpisce la sua nave durante la traversata verso Cuba.

In tutto ciò l’uomo ha il suo posto degno e grande come creatura, ma lui a volte, per superbia, lo dimentica e cerca di andare dove non è fatto per andare. L’uomo, secondo John Muir, occupa un posto importante nel mondo, ma il suo non è il posto centrale. Non è il re del mondo, ma una creatura come tutte le altre, pari a tutte le altre, degna di rispetto e ammirazione come tutte le altre.

Perchè l’uomo dovrebbe ritenere di valere di più anche solo di una piccola parte della grande unità della creazione? E quale creatura tra tutte quelle che il Signore si è dato la pena di generare non è essenziale al completamento di quella unità, che è il cosmo? L’universo sarebbe incompleto senza l’uomo; ma sarebbe incompleto anche senza la più piccola, microscopica creatura vivente, pur non colta dai nostri occhi e dalla presunzione umana.

John Muir

Ciò che lo distingue dagli altri elementi del creato è una singolare capacità di influire sul mondo e sulla natura, in modo positivo e negativo. Grazie al pensiero razionale l’uomo è in grado di creare e di distruggere. Di qui a darne un giudizio completamente negativo, il passo è breve: l’uomo non merita questa responsabilità, perchè a causa della sua malvagità opera soprattutto distruzione nei confronti della natura. Il verdetto di Muir è definitivo: l’uomo merita di bruciare per riallinearsi con il creato.

Per questo quando arriva a New York Muir si sente a disagio in una città tanto grande; ammette di sentire la curiosità di visitarla, se solo fosse vuota. Così decide di proseguire senza inoltrarsi tra le vie affollate.

Il viaggio, la malattia, la filosofia

Il libro è diviso in due fasi molto riconoscibili.. La prima è quella del viaggio vero e proprio in cui Muir racconta con cadenza giornaliera gli avvenimenti, le osservazioni, i dialoghi, le considerazioni della giornata appena trascorsa. A un certo punto della narrazione però Muir contrae la malaria e per alcuni giorni resta a letto incosciente. Durante la convalescenza il viaggio necessariamente si interrompe, e il racconto nel suo diario diventa una descrizione accurata dei luoghi e un’ampia divagazione.Le descrizioni diventano più poetiche, molto pittoresche, riescono a trasmetterci la bellezza che vede l’autore. Muir crea metafore e associazioni molto suggestive.

È in questa fase che il suo punto di vista sulla natura e sulla religione viene definito in modo più chiaro. Il lettore amante del cammino troverà questa parte fondamentale, poichè rappresenta un punto di arrivo importante in un percorso di ricerca affrontato attraverso il viaggio a piedi.

Per veri amanti del viaggio a piedi

La visione del mondo di John Muir può apparire infantile, ma non è affatto così. O meglio non è semplicemente infantile, poichè scaturisce, lo si capisce leggendo, da una profonda e attenta riflessione sulla condizione umana e sulla natura. Le sue osservazioni sono sempre calzanti e appropriate. Il suo profondo amore per la natura può essere considerato come un punto di riferimento. È argomentato e articolato, e ha poco a che fare con i generici “natura madre”, “riscoprire sé stessi” e “riallinearsi con la natura” che si sentono e si leggono da parte di molti. Il suo è un discorso molto più concreto, dai contorni molto più nitidi, molto più definiti, e di una razionalità incrollabile.

Quando alla fine, sfinito, tu speri di scappare da tutta la grandiosità delle montagne, altre fonti, altri oceani si spalancano davanti ai tuoi occhi; perchè lì, ben visibile, sulle basse colline si estende un altipiano vasto, irrigato da un fiume, con un’altra catena di montagne svettanti, coperte di neve, a cento miglia di distanza.