Mattia Miraglio: A passo d’uomo | Giro del mondo a piedi

La prima volta che ho incontrato Mattia, dopo aver chiacchierato con lui, ho pensato che era così ingenuo che probabilmente ce l’avrebbe fatta davvero. Mi dava l’impressione di non aver capito davvero a che cosa stesse andando incontro: il giro del mondo a piedi! Ne sono ancora convinto adesso!

A passo d’uomo. Giro del mondo a piedi. Di Mattia Miraglio. L’Artistica Editrice 2016 | 200pp | 14€

E sono contento di non essermi sbagliato. In fondo ne siamo tutti felici, perchè Mattia Miraglio rappresenta la realizzazione dei nostri sogni, la nostra possibilità concreta di fare una cosa straordinaria.

Il giro del mondo a piedi

Se lo dici a voce alta non suona poi tanto grande. Almeno fino a quando non ti sforzi di immaginare i tuoi piedi che si muovono, uno davanti all’altro, e attraversano prima la tua stanza, poi il corridoio, poi la cucina, il cortile, la strada davanti a casa, la piazza, la città, Piemonte, Lombardia, Veneto, Slovenia, Croazia e così via, pianure, prati boschi, colline, fino all’Australia. Gli stessi piedi che muoviamo a fatica dall’auto all’ufficio, muovendoli molto di più ci possono portare dall’altra parte della terra, attraverso mondi che ci spaventano al solo pensiero.

Avrei potuto farlo io

È quello che penserete dopo aver letto qualche pagina di A passo d’uomo: giro del mondo a piedi. Non c’è niente di epico nella scrittura di Mattia Miraglio: i fatti scorrono uno dopo l’altro con una monotonia che non ci saremmo aspettati. L’alba, la strada, il caldo, l’ostello, la notte, il sonno, e poi si ricomincia. Un piede dietro l’altro, senza corse o saltelli. In questo modo Mattia riesce a trasmetterci il concetto che a fermarci è l’idea stessa del viaggio, ma una volta iniziato tutto appare più semplice. Ecco perchè chiunque legga il libro ci si può immedesimare e può trarne coraggio: ci fa capire che ognuno di noi è speciale, l’importante è cominciare.

Sai che c’è? Mollo tutto e scappo

La scintilla che ha spinto Mattia a partire era un senso di incompiutezza, la sensazione di non aver compiuto nulla di buono nella vita. Una perenne insoddisfazione che lasciava aperte delle domande indefinite. Come molti di coloro che si mettono sulla strada, anche lui cercava delle risposte, anche se non sapeva quali. Quale modo migliore di viaggiare se non a piedi, riportando il nostro corpo alla sua velocità naturale?

Vederlo presentare il libro al Salone Internazionale del Libro di Torino è stato, per me e per molti altri, istruttivo. Non è un divo inavvicinabile con le guardie del corpo. Ma non è neanche un montanaro che cammina sempre con gli scarponi, lo zaino e il maglione bucato. È una persona normale, come lui stesso ama ripetere.

Questo libro avrebbe potuto scriverlo chiunque. Non ho fatto un percorso di coraggio prima di partire. Volevo semplicemente cambiare una vita di cui non ero felice. […] Per riuscirci non è necessario fare il giro del mondo. Basta una settimana, un mese…

Libertà o pazzia?

La linea è molto sottile. È libera una persona che agisce senza lasciarsi influenzare troppo dal giudizio comune delle altre persone, dalla società. È pazzo colui che agisce in modo strano, ovvero in un modo diverso da quello che la società si aspetterebbe. Le due figure quindi si avvicinano e a volte si confondono. Ballare nudi in mezzo al deserto dell’Outback, in Australia, è pazzia o soltanto l’affermazione della propria estrema libertà?

Un viaggio straordinario

Il libro non riesce a trasmetterci tutto ciò che ci aspetteremmo da un viaggio come quello di Mattia. Ce ne racconta la cronaca ma senza approfondire, senza lasciarci davvero entrare nel suo mondo. In questo modo non placa la nostra curiosità di conoscere il suo punto di vista sul mondo, di vedere i luoghi attraverso i suoi occhi, di conoscere le straordinarie persone che ha incontrato.

Ciò che è innegabile, è che Mattia Miraglio ha qualcosa da raccontare e noi abbiamo qualcosa da chiedergli. Per il lettore, per le persone che sentono parlare della sua storia, Miraglio rappresenta la concretizzazione di un sogno che fino a pochi istanti prima era astratto e irrealizzabile.

Ci dimostra una cosa: non bisogna essere speciali per fare cose eccezionali. Ognuno di noi può essere speciale, basta non accontentarsi. Seguendo il suo viaggio passo dopo passo, chilometro dopo chilometro percepiamo – o ci sembra di percepire – la normalità del suo viaggio, perchè lui proprio non riesce a farcene percepire l’eccezionalità della cosa, a parlarne in termini epici. Niente, nel suo racconto, si solleva al di sopra dei una languida normalità.

Lo seguiamo invece in una quotidianità quasi schematica, fatta di chilometri e tappe, ostelli economici, sorrisi, il buon cuore delle persone che gli offrono un pasto caldo o un letto pulito, incontri interessanti liquidati in poco più di una riga. Non approfondisce la storia, la cultura, non scava con occhio osservatore, si limita a raccontarci quello che accade in superficie.

Ma tanto ci basta: ci dimostra che a fare la differenza è il sorriso, la voglia di scoprire, lo sconfinato amore per la vita e la curiosità di scoprire cosa c’è dopo il prossimo passo.