Valle Maira: il trekking dei Percorsi Occitani

La montagna non dev’essere per forza una questione di eroismo sopra i 3000 metri, o di villeggiatura tra i negozi del centro; ad esempio c’è la valle Maira. E ci sono i suoi Percorsi Occitani. Immaginate di essere in auto su una strada statale in alta montagna; guardate in alto, i colli e le vette, e vi chiedete cosa ci sia lassù e come ci si possa arrivare. Dal basso, tra le chiome degli alberi, non si intuisce nulla.

I Percorsi Occitani portano lassù: abbastanza in alto da dover mettere una maglia in piena estate, abbastanza in basso da poterci andare con i figli. Immaginate quindi di essere su quel colle, tra gli alberi o su un prato, e di guardare le borgate in basso. La strada statale è sparita dietro qualche ansa di una valle laterale, e voi vi stupite perché in un paio d’ore di cammino avete percorso una distanza geografica. Se prendete una cartina non traccerete la linea retta tra un rifugio e una vetta, ma una serpentina tra due punti che visti sulla carta sembrano piuttosto lontani!

 

I Percorsi Occitani

I Percorsi Occitani sono un circuito di sentieri che percorre tutta la valle su entrambi i versanti. 177 chilometri da percorrere in 14 tappe studiate per non esagerare mai con le difficoltà: quando i chilometri aumentano, i dislivelli diminuiscono, in modo che anche le famiglie possano imboccare i suoi sentieri senza preoccupazioni. Certamente non bisogna mai prendere la montagna sotto gamba: l’escursionismo è un’attività fisica impegnativa, prima di partire è importante avere un po’ di esperienza o l’umiltà di mettersi nelle mani di un esperto. E sui sentieri della valle Maira le famiglie non mancano. Tedesche, di solito, a volte olandesi, molto raramente italiane.

La straordinarietà di questo percorso di trekking è che unisce la montagna, e l’alta montagna, con servizi essenziali ma di alta qualità. Tutte le tappe hanno partenza e arrivo in una borgata facilmente accessibile in automobile. Cosicché le locande che accolgono gli escursionisti spesso non hanno niente da invidiare ad alberghi di località ben più turistiche.

A fare la differenza sono le persone. Quelle che incontri alla fine delle tappe sono uomini e donne che dimostrano entusiasmo per quello che fanno e per la propria terra, e orgoglio per il rispetto e la gratitudine che ricevono dagli escursionisti. Quelle che incontri nelle borgate, che intravedi mentre svoltano dietro l’angolo di una casa, hanno storie straordinarie da raccontare: di quando in valle Maira «C’era la miseria nera» e i bambini venivano “noleggiati” per la stagione; o di quando, nel 1500, un pittore dalle qualità straordinarie abbandonava per qualche mese la corte dei marchesi per salire ai 1600 metri di una borgata di 1000 anime e affrescare la chiesa che lo avrebbe reso famoso. O ancora, di quando una coppia di innamorati ha aperto una scuola di italiano per tedeschi, e ha dato avvio a una nuova rinascita della valle.

A fare la differenza è la passione che traspare. Vivere e lavorare in montagna, in una valle impervia come questa, è una scelta precisa, non è questione di inerzia. E chi lo fa in valle Maira esprime una grande passione.

 

La valle Maira

Siamo nel Piemonte occidentale, al confine con la Francia, in una valle molto lunga che si butta sulla pianura cuneese. Quando la percorrete in auto, dopo poche curve la valle si fa molto stretta e la strada assai tortuosa. Dalla via principale si aprono un gran numero di stradine laterali che percorrono valli e valloni secondari e raggiungono le sue borgate fin oltre i 1600 metri di altitudine. In pochi minuti la pianura è alle nostre spalle e non ci resta che ammirare i panorami di roccia e vegetazione, e i borghi di pietra arroccati, incastrati e adagiati ad assecondare i pendii e l’andamento dei rilievi.

L’autenticità che si respira nei suoi borghi è un regalo degli anni dello spopolamento, quando i paesi si svuotavano e nessuno credeva che la montagna avrebbe avuto un futuro. Quegli anni sono passati, e oggi la valle Maira innamora perché è una montagna schietta che non cerca di somigliare alla città né a un parco giochi.

La mattina, dopo aver passeggiato nel silenzio di una borgata, salutato con un sorriso chi si è già svegliato, chi apre il negozio, chi inizia la propria attività, ci si incammina sui sentieri per lasciarsi a poco a poco alle spalle l’abitato e lasciar vagare lo sguardo sulla valle che si spalanca tra la vegetazione.

 

Non l’eroismo delle vette

Dimentichiamo l’alpinismo per un po’, questa è una montagna del tutto diversa da quella trasmessa dagli stereotipi. I Percorsi Occitani attraversano la valle in orizzontale, da una borgata all’altra superando i colli, ma restando sempre ai piedi delle vette e aggirandole per ammirarne la maestosità. È una rete di sentieri pensata per tutti, dagli sportivi alle famiglie; per conoscere e viaggiare nello spazio, non per mettere alla prova le proprie capacità fisiche. Chi vuole può comunque deviare per qualche ora dal sentiero, raggiungere la cima e poi tornare sul tracciato.

 

Per tutti, ma non per tutti

Non è la montagna dell’alpinismo a cui siamo abituati a pensare, ma una montagna dolce e alla portata di tutti. Tuttavia una montagna selvatica che non attira il turismo di massa. I suoi sentieri sono frequentati, ma non popolati, dal tipo di persone che ama i luoghi discreti e tranquilli, che conosce l’importanza del rispetto e del silenzio.

 

La cultura occitana

A cosa devono il nome i Percorsi Occitani? Alla lingua parlata in questa e in molte altre valli del Piemonte: l’occitano. Molto semplicemente è la più antica lingua letteraria che l’Europa abbia conosciuto dopo il latino. Una lingua che permette agli occitani di comunicare con provenzali e catalani senza bisogno di conoscere il francese, lo spagnolo o l’italiano. La sua musicalità cambia di valle in valle, e in modo sensibile anche da un paese all’altro.

Oggi è quasi dimenticata in Italia, in pochi sanno che cosa sia. Ma nel 1200 Dante Alighieri si sentiva in debito verso i trobadors, i trovatori, i poeti di questa lingua che ispirarono l’amor cortese e la prima poesia in lingua italiana. Guai a chiamarla dialetto! La sua illustre tradizione letteraria annovera poesie, poemi e romanzi che attraversano 800 anni di storia.

Oggi a parlarla non sono in molti, ma molti sono ragazzi e bambini, per cui chi può dire cosa succederà in futuro.

 

Mangiare, dormire, viaggiare

Come arrivare

Potete iniziare i Percorsi occitani da una qualsiasi delle 14 tappe. Quelle più a valle sono Dronero  e Villar San Costanzo.

In auto si raggiunge la base della valle Maira da Torino in 1 ora e 30, da Milano in 3 ore, da Cuneo in 30 minuti.

In aereo: l’aeroporto più vicino è quello di Cuneo Levaldigi, a 30 minuti da Dronero.

Con i mezzi pubblici: raggiungete Cuneo in treno da Milano (2,30/3,30h con 1 o 2 cambi), Torino (1,10/1,30h 1 cambio o diretto), Genova (3/3,30h con 1 o 2 cambi) con Trenitalia. Da Cuneo raggiungete Dronero con Bus Company (linea Roccabruna – Dronero – Cuneo) e potete spostarvi tra Dronero e Villar San Costanzo con la linea Roccabruna – Dronero – Busca .

Con lo Sherpabus: è il miglior modo per spostarsi in valle Maira fra un paese e l’altro. Offre il trasporto di spostamento bagagli tra una tappa e l’altra e di navetta dall’aeroporto alla vostra prima tappa.

 

Mangiare e dormire

C’è l’imbarazzo della scelta. Ogni tappa inizia e termina con un albergo/ristorante in cui potete gustare i piatti tipici della valle e del Piemonte. Segnalo il Centro Culturale Borgata San Martino, a Stroppo, borgata San Martino Inferiore; una borgata ristrutturata che è diventata un’oasi di pace, dove niente disturba il silenzio e la quiete. Fatevi raccontare la sua storia da Maria Schneider, la sua proprietaria. E l’agriturismo Al Chersogno: tra i boschi e la cornice di vette uno splendido edificio di montagna restaurato e circondato da un giardino con l’erba curatissima in cui troverete sempre un angolo per godervi la pace e la solitudine. Chiedete di assaggiare il miele di ciliegio.

 

Viaggiare

La guida Maurizio Barbagallo accompagna gruppi di escursionisti lungo i Percorsi Occitani diverse volte all’anno da 12 anni.